Credito - Accesso al credito
CREDITO: Marco Colombo (Giovani Imprenditori Confartigianato): Accesso al credito ancora difficile. Le banche abbiano più coraggio di investire su chi fa impresa
Sul Made in Italy, doppia vittoria di Confartigianato
I prodotti di imprese italiane realizzati anche parzialmente in Cina, in Romania o Hong Kong – solo a titolo di esempio, perché la novità riguarda tutti i Paesi esteri – non potranno fregiarsi in etichetta di indicazioni quali “100% made in Italy”, “100% Italia”, “tutto Italiano”, “fatto interamente in Italia”. E non potranno neppure aggirare l’ostacolo traducendo l’indicazione in una qualsiasi lingua o utilizzando segni o figure che mirino ad esprimere lo stesso concetto. Dopo un iter temporalmente breve (sono occorsi appena due mesi compresa la pausa estiva) ma incredibilmente accidentato (la nuova norma ha rischiato seriamente di essere congelata per i grandi interessi in gioco, e rispetto al testo varato ad agosto ha comunque subito alcune modifiche), per il provvedimento a tutela del Made in Italy contenuto nel Decreto legge n.135/2009 è finalmente scattato il disco verde. Sanzioni pecuniarie pesanti per chi “indurrà il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana ai sensi della normativa europea (…)”: da 10.000 a 250.000 euro. Il provvedimento del Governo Berlusconi mette il punto alle pretese di quanti hanno provato a dilatare a dismisura il campo di applicazione del marchio Made in Italy, che rappresenta un vero e proprio patrimonio nazionale sinonimo di eccellenza e qualità. Adesso si volta pagina: il vero Made in Italy è solo quello “realizzato interamente in Italia”. E’ chiaro che per quella parte di grande industria che fa ricorso alla delocalizzazione, l’obbligo di fornire al consumatore precise indicazioni sull’effettiva origine del prodotto rappresenta una mazzata. Discorso diverso per le piccole imprese artigiane, il cuore del sistema manifatturiero italiano - 480.000 artigiani e piccoli imprenditori che producono davvero soltanto in Italia, che danno lavoro a 1.900.000 addetti e realizzano un valore aggiunto di 58 miliardi, il più alto in Europa. Sono tutt’altro che una minoranza, sono il 93% delle imprese manifatturiere italiane - che invece potranno avvantaggiarsi dell’indicazione in termini competitivi. “Si apre una stagione di valorizzazione del nostro patrimonio manifatturiero, dell’arte di saper fare prodotti d’eccellenza”, ha commentato il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini. “Non soltanto – spiega - è stato sventato il tentativo di ridurre le tutele del made in Italy, ma si sono poste le basi per valorizzare la qualità del ‘ben fatto’ in Italia. Il Governo ha recepito le nostre sollecitazioni, confermando il principio dell’art. 17 della legge 99/2009 che difende chi investe, produce e dà lavoro in Italia e obbliga il produttore a dichiarare l’origine dei prodotti quando questi siano fatti interamente all’estero e possano essere confusi con prodotti italiani. Si tratta di un principio da tempo consolidato in Paesi come gli Stati Uniti, il Giappone e l’India”. Sull’esito finale della battaglia per l’approvazione delle nuova norme il ruolo esercitato da Confartigianato è stato centrale. Il Governo, grazie anche all’interlocuzione costante della Confederazione, un dialogo che non si è interrotto neppure nel mese di agosto, ha riconosciuto il valore del lavoro e dell’impegno di artigiani e piccoli imprenditori. Un risultato stupefacente su cui in pochi avrebbero scommesso, soprattutto dopo gli interventi confindustriali di senso chiaramente opposto. Confartigianato ha fatto la sua parte, e il Governo non si è tirato indietro nonostante le forti pressioni di parte del mondo produttivo. Una determinazione dell’Esecutivo ad andare avanti che Guerrini ha riconosciuto pubblicamente. “Ho apprezzato – ha detto - la fermezza del Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola contro i tentativi di bloccare una norma fortemente sollecitata da Confartigianato a difesa della qualità del ‘saper fare’ delle nostre imprese, dell’antica tradizione produttiva profondamente radicata nei territori del nostro Paese e capace di rinnovarsi per dare vita a soluzioni tecnologiche d’avanguardia”. “Inoltre - aggiunge il Presidente Guerrini – anche grazie alla sensibilità manifestata dal Ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli, si rafforza e si amplia la tutela del made in Italy, gettando le basi del marchio volontario 100% made Italy. Anche in questo caso è stata recepita una proposta di Confartigianato che era stata fatta propria dal Presidente del Consiglio Berlusconi il quale ne aveva annunciato l’introduzione a giugno scorso durante la nostra Assemblea”. “Paradossalmente – chiosa il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli - la crisi ha dato un frutto buono: l’avvio di un impegno comune per far conoscere ed apprezzare il significato del vero made in Italy, vale a dire la storia manifatturiera del nostro Paese.” L’emanazione del provvedimento ha riaperto anche un’ulteriore file, anche questo seguito da tempo dalla Confederazione: l’annosa questione del regolamento comunitario che dovrebbe essere rivisto per prevedere l’obbligatorietà dell’indicazione d’origine per le merci prodotte nei Paesi extra UE. La posizione di Confartigianato, ha riportato l’attenzione del Governo sulla necessità di riattivare azioni di lobby presso il Consiglio europeo per ottenere la maggioranza necessaria per l’approvazione del nuovo regolamento. In questa direzione si è mosso il Viceministro Adolfo Urso che il 21 settembre ha promosso un incontro tra Confartigianato, le altre organizzazioni del settore, e il Commissario al Commercio Catherine Ashton. Sul tavolo la richiesta al Commissario Ashton di riprendere i contatti con i Paesi che fino a oggi si sono messi di traverso all’approvazione del regolamento sul Made In.
ANAP: “La legge sulle colf e le badanti ha bisogno di correttivi”
“La norma è stata fatta per far emergere il lavoro nero di colf e badanti. Basarsi sulle stime fatte alla vigilia per dire che è stato un flop è sbagliato. Noi registriamo i dati e questo è quanto emerso”. Il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, non ci sta e risponde a chi criticava i risultati di quella che sarebbe dovuta essere una maxiregolarizzazione di golf e badanti. Il condizionale è d’obbligo, però, visto che le oltre 500mila richieste annunciate dal Viminale non supereranno quota 300mila. Il 23 settembre erano giunte soltanto 145mila richieste di regolarizzazione, mentre alle 13 di mercoledì, a meno di dodici ore dalla scadenza, erano poco più di 275mila richieste. “Alle 24 del 30 settembre sono pervenute 294.744 domande di emersione per lavoratori extracomunitari”, come ha fatto sapere il Viminale. “Sulla regolarizzazione di colf e badanti gravano improvvisazione, confusione e requisiti troppo rigidi - ha tuonato Famiglia Cristiana sulle colonne del numero del 4 ottobre 2009 - Le domande presentate sono ben lontane dai numeri stimati dal Ministero dell’Interno. Un’altra occasione sprecata, che lascerà una vasta area di sommerso e irregolarità”. Parole che entrano nel cuore delle polemiche che hanno accompagnato il mese di tempo concesso dal Viminale per regolarizzare colf e bandati. E mentre il Ministro Maroni assicura che “non ci sarà alcuna proroga dei termini di scadenza”, l’ANAP Confartigianato ha posto l’accento sulle reali problematiche di anziani e famiglie nella regolarizzazione di colf e badanti. “La causa dello scarso numero di richieste di regolarizzazione delle badanti extracomunitarie finora pervenute al Viminale, risiede nella restrittività della legge n. 102 del 3 agosto 2009, che necessiterebbe di alcuni correttivi”, ha esordito Enzo Ciccarelli, Presidente dell’ANAP Confartigianato. “Secondo la legge 102 del 2009 - ha ripreso il Presidente dell’Associazione anziani e pensionati di Confartigianato Persone - si può fare richieste di regolarizzazione solo se si lavorano almeno 20 ore settimanali con lo stesso datore di lavoro. Spesso, però, una badante, e ancor più spesso una colf, divide la propria prestazione con più famiglie, arrivando a 20 ore grazie all’impegno con più datori di lavoro. Ebbene, la legge non le consente di mettersi in regola. In questo modo resta lavoro sommerso, clandestinità ed evasione”. Un problema pratico, dunque. Anche, e soprattutto, in chiave fiscale. “L’attuale limitazione a soli 2.100 euro annui per la detrazione fiscale per addetti all’assistenza personale dovrebbe essere rivista e chiarita in presenza di rapporto di lavoro dipendente domestico o di badantato, garantendo la piena detraibilità della spesa”. Una necessità che nasce da due considerazioni circa le reali possibilità economiche delle famiglie. “Grazie alle sedi del Patronato INAPA Confartigianato - ha ripreso Ciccarelli - abbiamo ascoltato in questo mese circa 25mila persone. Un pensionato al trattamento minimo non può certo permettersi di coprire le spese per una badante. Solitamente sono i figli che si fanno carico di queste spese e a loro dovrebbe essere concessa la possibilità di una detrazione totale”. Quello che in molti alla vigilia avevano definito come un maxicondono, dunque, rischia seriamente di diventare una minisanatoria, senza centrare il cuore di un problema che, se non risolto, rischia di “aggravare l’emergenza derivante da un già insufficiente supporto, nel nostro Paese, di assistenza domiciliare integrata, case di riposo e comunità alloggio”, ha concluso Enzo Ciccarelli, Presidente dell’ANAP Confartigianato.
Servizi pubblici locali Guerrini (Confartigianato): “In 5 anni tariffe aumentate del 28%. Ora passi avanti verso la liberalizzazione”
“Finora abbiamo assistito soltanto a ‘prove tecniche di liberalizzazione’ con il risultato che, tra luglio 2004 e luglio 2009, le tariffe dei servizi pubblici locali non energetici Leggere di più
SERVIZI PUBBLICI LOCALI
Servizi pubblici locali - Guerrini: In 5 anni tariffe aumentate del 28%. Ora passi avanti verso la liberalizzazione
MADE IN ITALY Doppia vittoria per la battaglia di Confartigianato: al via stagione di valorizzazione del vero made in Italy Salva la tutela del made in Italy. Si avvia il marchio volontario 100% Italy
“Si apre una stagione di valorizzazione del nostro patrimonio manifatturiero, dell’arte di saper fare prodotti d’eccellenza”.Leggere di più