L’amore vince la crisi. Ad Arezzo successo per Paolo Crepet
Non sarebbe bastata una tradizionale aula accademica per ospitare la prima lezione della Scuola per Genitori di Arezzo. Seicento spettatori, sala gremita al Centro congressi del capoluogo aretino ed un professore d’eccezione, lo psicologo e scrittore Paolo Crepet. Evento d’apertura della prima giornata del Festival di Confartigianato Persone, il faccia a faccia tra il direttore della Scuola per genitori e la platea di Arezzo è stato un successo. Quasi quattro ore di confronto su un tema vecchio come l’uomo, l’amore. “Sull’amore: i sentimenti al centro della persona” era il titolo dell’evento introdotto dalle morbide evoluzioni del trio acrobatico dei Vertigym e dalle immagini del documentario su Arezzo realizzato dalla collaborazione con l’Istituto Luce. “Amore come passione, come sentimento puro”, ha sottolineato Crepet. “Gentilezza, correttezza e sensibilità” sono gli attrezzi del mestiere “di chi ama veramente”. “Oggi - ha rilanciato lo scrittore - in un’epoca in cui la tecnologia riesce a cancellare le distanze, gli spazi ed i tempi, l’amore ha perso il coraggio che lo guidava in epoche passate. Penso a Casanova, che pur di vedere la propria amata era capace di spingersi in viaggi lunghi ed estenuanti, senza la certezza di soddisfare il proprio amore. Viaggi che spesso terminavano sulla scale di una porta che non si sarebbe mai aperta”. Se in passato era il coraggio, oggi, invece, “ci sono le libertà e le certezze del 2009. Soprattutto per le donne. In molti degli incontri che facciamo con la Scuola per genitori mi capita di incontrare ragazze che per il volere del proprio fidanzato si privano dei loro sogni. Rinunciano ad andare a studiare in altre città, per esempio, o perdendosi serate in compagnia delle proprie amiche. Questo, nel 2009, non è accettabile”. Storie vissuta in prima persona, dopo una vita passata ad ascoltare le persone, e storie vissute da uomini di questo tempo. Da Casanova a Steve Jobs, dal più celebre amante della storia italiana al fondatore della Apple il passo è breve. “Ci fu un momento in cui Jobs cadde in serie difficoltà professionali. A 28 anni, e con la paternità di un’idea geniale fu sul punto di cadere in disgrazia. C’era soltanto una certezza nella sua vita, l’amore. Quella passione fu la strada per uscire da quelle difficoltà, certo di avere tutto ciò di cui aveva bisogno in quel momento, l’amore”. Passione come antidoto alla crisi, dunque. Una convinzione perfetta per un periodo di difficoltà economica come quello attuale. “La storia di Steve Jobs può essere letta come la capacità dell’amore di vincere la crisi. Passioni contro le difficoltà economiche”. Un monologo incalzante quello di Paolo Crepet, accompagnato soltanto dagli interventi di Sandra Fontana, responsabile del progetto della Scuola per genitori, Carmelo Rigobello, coordinatore di Confartigianato Persone, e Giorgio Guerrini, Presidente di Confartigianato Imprese. “L’amore è libertà, esatto contrario dell’incapacità di essere se stessi, di dire ciò che si pensa, di fare ciò che si desidera. Questo - ha aggiunto Crepet - è un problema che si manifesta spesso all’interno delle famiglie. Penso ad un padre imprenditore che, improvvisamente, ascolta i propri desideri e decide di cancellare tutti gli appuntamenti della giornata per andare in barca con la figlia. Un gesto sincero, frutto di un sentimento sincero. I genitori - ha concluso lo scrittore - devono preoccuparsi di lasciare ai propri figli il senso dell’amore, non soltanto i metri quadri di un appartamento in centro”.
Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona
Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali - rilancia De Rita - non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde - ha aggiunto - la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare - ha ripreso De Rita - I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.
Festival di Arezzo, declinare la persona in ogni esperienza
Un confronto sui temi legati all’umanità e alla centralità dell’individuo in una comunità capace di offrire tutte le garanzie sociali di cui la persona ha bisogno è un’ambizione che richiede una vasta gamma di argomenti. Per poter soddisfare la propria ambizione, il Festival della Persona di Confartigianato ha ospitato otto focus group d’approfondimento. Un viaggio attraverso le più importanti tematiche legate alla persona in ciascun campo d’interesse. Dalla letteratura alla rappresentanza del lavoro, dalle politiche sociali a quelle economiche, dall’assistenza sanitaria alla medicina specialistica. Otto gruppi di lavoro organizzati in due fasi distinte del pomeriggio, quattro legati alle forme assistenziali e alla terza età ed altrettanti concentrati sui temi della sanità, del welfare e del credito. Nelle sale del Seminario vescovile, la psicologa e scrittrice Maria Rita Parsi ha sottolineato la funzionalità della famiglia nel percorso di crescita e definizione dell’individuo. “E’ fondamentale che le famiglie abbiano piena coscienza e la massima responsabilità di che cosa significhi mettere al mondo un bambino, crescerlo. Significa radicarlo come un seme in una terra sicura, forte di certezze. Il nostro lavoro parte necessariamente da qui, dai formatori, dalla formazione dei formatori, perché è soltanto in questo modo che la persona potrà finalmente venire fuori”. In assenza di quelle certezze, alla persona viene meno il rapporto con la famiglia, il primo dei rapporti sociali dell’individuo con la propria comunità. “Ci sono problematiche interiori che portano all’emarginazione - ha ribadito Mirella Ricci, geriatra e Vicepresidente della Provincia di Arezzo - Bisogna rimuovere gli ostacoli per avviare una rete sociale di servizi e di assistenza, preoccupandosi di disegnarla a maglie strette. Così facendo potremmo limitare il numero di persone emarginate, isolate innanzitutto da loro stesse”. Assistenza ed attenzione che ogni giorno si traducono con il lavoro delle sedi territoriali del Patronato INAPA, “una risorsa da valorizzare e sostenere”, come ha rivendicato il Direttore del patronato di Confartigianato Persone, Paolo Landi. Tra i temi più discussi tra tutti i focus di lavoro del Festival di Arezzo, c’è sicuramente quello legato alla terza età. Un argomento fondamentale, declinato in ogni suo aspetto. A partire dal decisivo contributo offerto dai nonni alla vita sociale e culturale del nostro Paese. “Nuovi nonni per nuovi nipoti” è l’ultima opera della psicologa e scrittrice Silvia Vegetti Finzi, che proprio nel corso del focus organizzato al Caffè La Torre ha letto molte delle storie e delle testimonianze raccolte nel suo più recente libro. Di esperienze ha parlato anche il prof. Vincenzo Marigliano, geriatra e Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento dell’Università Sapienza di Roma. Esperienze raccolte al fianco delle famiglie dei malati di Alzheimer e dei dipartimenti accademici dove si fa ricerca. Da due anni a questa parte, inoltre, il prof. Marigliano è impegnato con l’ANAP Confartigianato Persone, la Croce Rossa Italiana ed una squadra di ricercatori dell’Università Sapienza di Roma nell’organizzazione della giornata nazionale per la lotta all’Alzheimer. Alla vigilia della terza edizione della manifestazione, prevista per la primavera prossima, il prof. Vincenzo Marigliano ha ricordato “l’importanza della famiglia nel sostegno a chi soffre” di questa devastante malattia degenerativa della terza età. “In Italia - ha rilanciato Fabio Menicacci, Segretario dell’ANAP - c’è un pesante deficit nell’offerta assistenziale ai malati di Alzheimer”, un vuoto in termini quantitativi e qualitativi. Sanità e risorse economiche, soprattutto creditizie, sono state le chiavi di lettura dei dibattiti di Pierluigi Rossi, specialista in Medicina preventiva e Scienze dell’alimentazione, Giampietro Pizzo, Vicepresidente della rete creditizia Microfinanza, Carmelo Rigobello, Coordinatore di Confartigianato Persone, e Gianfranco Cerea, docente di Economia pubblica all’Università di Trento. “In Italia c’è bisogno di un punto di rottura con il passato per quanto riguarda il welfare ed i relativi costi di gestione. Costi elevati - ha sottolineato il docente universitario - nel nostro Paese come nel resto d’Europa. Il problema è come utilizzare in maniera efficace ed efficiente queste risorse. Ereditiamo un passato dove le politiche non sono state coniugate in funzione dei tempi, delle mutate esigenze delle famiglie, dei cittadini e dell’andamento economico. L’obiettivo - ha concluso - è ridisegnare tali politiche in maniera funzionale ai nuovi contesti”.
Note di grande musica al Duomo di Arezzo
Note di grande musica al Duomo di Arezzo, tempio gotico della cristianità aretina. Note suonate dai trenta elementi della Filarmonica Guido Monaco di Arezzo diretta dal Maestro Filippo Zampelli, orgoglio della città tornato a splendere grazie all’iniziativa dell’ANAP Confartigianato Persone. Al tempo fu definito un esperimento, giovani e promettenti talenti musicali insieme ad una dozzina di pensionati dell’ANAP locale. “La nostra filarmonica vive dell’entusiasmo dei giovani ma anche e soprattutto degli anziani - ha confermato Zambelli - i “nonni” sono una scintilla, simpatici e pieni di entusiasmo, fondamentali per la nostra attività musicale”. L’idea, nata dalla voglia degli artigiani pensionati di risollevare lo stato della Filarmonica aretina, ha saputo riunire le giovani leve del territorio e chi, nonostante gli anni, ha conservato la stessa passione musicale per il repertorio classico e contemporaneo di tutti i tempi. Dall’Inno di Mameli al Coro dei pellegrini di Wagner, dal Nabucco di Verdi alla Gazza Ladra di Rossini, passando per il Panis Angelicus di Franck, il Rinaldo di Haendel e l’Andante di Mozart dal Concerto per Flauto ed orchestra, la Filarmonica di Arezzo ha passato in rassegna il meglio della produzione artistica e musicale dei migliori interpreti di sempre. Un concerto introdotto dalla prolusione dell’Arcivescovo di Arezzo, Sua Eccellenza Riccardo Fontana, e dalle parole dell’eremita Paolo Giannoni.
Welfare sociale, il ministro Sacconi incontra gli artigiani ad Arezzo
“Lo Stato sociale, conosciuto anche come Welfare state, è un sistema che si propone di fornire servizi e garantire diritti considerati essenziali per un tenore di vita accettabile”. Tra questi diritti, secondo la definizione enciclopedica del termine, ci sono “l’assistenza sanitaria e di vecchiaia, i sussidi alla disoccupazione e alle famiglie che vivono in un accertato stato di bisogno”. Di welfare, dunque, si è parlato nel corso dell’evento conclusivo del Festival della Persona di Arezzo. Per farlo, sul palco della Sala congressi dell’Hotel Minerva sono saliti un’economista, Gianfranco Cerea, docente di Economia pubblica all’Università di Trento, uno storico dell’economia, Giulio Sapelli, docente di Storia dell’economia all’Università di Milano, ed il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi. L’incontro, moderato dal direttore del quotidiano La Nazione, Giuseppe Mascambruno, ha offerto un’ampia e condivisa panoramica sulle necessità, le proposte e l’attuale realtà sociale del nostro Paese. Giulio Sapelli ha puntato l’indice contro la “precarietà delle economie” emersa in maniera netta durante la recente crisi finanziaria, contro la “sovrapproduzione consumistica che si sta attuando nei mercati di tutto il mondo” e contro l’aumento delle spese di gestione dello Stato italiano. “Negli ultimi dieci anni - ha sottolineato - soltanto la spesa per gli enti locali è aumentata del 145%”, ha ricordato l’economista. Dopo una prima analisi dei principali sistemi sociali nazionali, dal welfare tipico dell’Europa settentrionale a quello di stampo americano, l’economista ha illustrato le caratteristiche delle tre vie del sistema previdenziale, interamente pubblico, individuale o con la convergenza tra i due diversi modelli. Una possibile soluzione alle problematiche del welfare italiano l’ha presentata Gianfranco Cerea. “In Trentino Alto Adige - ha detto Cerea - esiste un efficace sistema di previdenza complementare, basato sul principio di un welfare che faccia leva sulla sussidiarietà”. I dati d’adesione, d’altronde, ne dimostrano la qualità. “In Italia, mediamente, soltanto il 20% dei lavoratori ha aderito alla previdenza complementare. Nella sola Provincia di Bolzano, invece, la percentuale sale al 72%, il 60% senza considerare i stagionali o i lavoratori stranieri”. Numeri buoni per dimostrare “le tante criticità del Sistema italiano” e per lanciare una proposta nuova, particolare. “Si tratta, in parole semplici, di un TFR che accompagni la persona fin dalla nascita, un fondo dove far convergere tutte le forme assistenziali erogate dallo Stato, dove conservare un risparmio che si accumula nel tempo. Durante la vita lavorativa, inoltre, quel fondo diventerebbe la previdenza complementare con cui finanziare e garantire le spese sociali della persona. Bisogna cambiare i rapporti tra pubblico e privato - ha dichiarato Cerea - Così facendo, alla sfera pubblica spetterebbe il compito di garantire l’assistenza di base, lasciando che ulteriori risorse vengano accumulate dall’impegno specifico della persona. Bisogna responsabilizzare i cittadini”, ha poi concluso l’economista Gianfranco Cerea. Parole che devono aver trovato d’accordo anche Maurizio Sacconi, titolare del dicastero del Lavoro e delle Politiche sociali, che per iniziare il proprio ragionamento sul welfare italiano è partito dalla stessa parola, responsabilità. “Il nuovo modello che abbiamo cercato di descrivere nel Libro Bianco ha in un concetto fondamentale la sua prima espressione - ha esordito il Ministro - E’ un concetto della presa in carico della responsabilità della persona, della partecipazione della persona al suo stesso benessere ed in funzione, anche, di quell’idea di sussidiarietà i cui primi destinatari sono proprio la persona e la famiglia”. Ripartire dai valori che sono alla base della coscienza della persona significa “ripartire dalla nostra verità, da quei valori che appartengono al senso comune della nostra cultura perché è lì che trovate la persona, la persona come essere in relazione, la persona che si realizza nelle relazioni e che nelle relazioni trova il senso della vita, a partire dalla famiglia, nella quale non si determinano solo relazioni affettive, ma anche relazioni economiche, come insegna la storia degli artigiani italiani, nella quale si sperimentano le prime forme di sussidiarietà. Non è retorica, significa rimettere in discussione ciascuno nel proprio ambito se veramente la persona è il fine ultimo di ogni nostra azione. Questo significa ripartire dalla centralità della persona e riconoscere il valore della vita”, ha aggiunto il Ministro. Parlando del “Libro Bianco sul futuro del modello sociale”, “operazione partecipata per la quale ringrazio Confartigianato per gli efficaci contributi”, il Ministro Sacconi ha sottolineato l’importanza di “razionalizzare le risorse sociali” e le “differenti garanzie sociali tra Nord e Sud a livello di prestazioni sociali, sanitarie ed assistenziali”. Per colmare quel divario, Sacconi ha fatto ancora appello alla “responsabilità degli amministratori locali e dei cittadini”, tornando sul Libro Bianco del welfare, “un documento che si basa su tre diritti fondamentali della persona - ha ricordato Sacconi - La salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, una giusta remunerazione, che offra garanzie e che premi il merito e la competenza, e, soprattutto, la conoscenza, come aggiornamento continuo delle competenze professionali di ciascuna persona. L’inoccupazione - ha rilanciato - è la prima minaccia a questo diritto”. “Serve una formazione continua che non si traduca in attestati e titoli. E’ necessario dare valore professionale alla persona - ha ripreso il Ministro - puntando sulla bilateralità, su una nuova forma di contrattazione che riconosca i territori, e le persone, come obiettivo principale del proprio operare. Per questo motivo ringrazio nuovamente Confartigianato per aver realizzato il nuovo modello contrattuale che ha decentrato la contrattazione collettiva, dando quindi la decisiva spallata a quel monumento del conflitto distributivo che era il contratto nazionale”. “Non è un caso se Confartigianato è l’unica rappresentanza imprenditoriale ad aver pensato e realizzato un Festival della Persona. L’imprenditore artigiano è una persona che vive con altre persone, i suoi collaboratori - ha sottolineato Cesare Fumagalli, Segretario generale di Confartigianato – Quello che coraggiosamente abbiamo voluto evidenziare in questi tre giorni è che la persona non è un individuo isolato ma una parte della propria comunità, con cui necessariamente instaura un rapporto di condivisione. Condivisione che gli artigiani italiani hanno tradotto in mutualità, in un’assunzione condivisa delle proprie e altrui responsabilità, che nel nostro mondo imprenditoriale si traduce nei sistemi mutualistici ed i Consorzi fidi”.
Festival della Persona, il restauro della Statua del Fossombroni
Lo ha detto il Presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini, e lo ha ribadito il Coordinatore nazionale di Confartigianato Persone, Carmelo Rigobello. E’ stata scelta Arezzo perché è una terra ricca di storia e di cultura, di impronte rinascimentali e di arte. Centro di quel centro Italia, la Toscana, che è stata la culla del Rinascimento, momento di massima produzione artistica della storia italiana. Oggi, che di abitanti ne conta quasi 100mila, il borgo aretino conserva e mantiene ancora vivo l’importante contributo artistico, letterario e culturale offerto da molti dei suoi più famosi cittadini. Da Guido Monaco, musicologo di fine 900, a Giorgio Vasari, pittore, architetto e storico dell’arte, da Piero della Francesca, uno dei più importanti protagonisti del Rinascimento italiano, a Francesco Petrarca, pilastro portante della letteratura italiana di tutti i tempi. Ma c’è un personaggio che, grazie al contributo offerto a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo alla vita politica, sociale ed economica della Toscana, ha saputo scrivere il proprio nome sui libri di storia aretina. Vittorio Fossombroni, scienziato e statista aretino, fu il protagonista della definitiva bonifica della Val di Chiana, fu Ministro degli Esteri e successivamente Primo Ministro del Granducato di Toscana, contribuendo in maniera concreta allo sviluppo economico e sociale di Arezzo. Se Palazzo Fossombroni a Borgo Ognissanti è la memoria storica fiorentina, Arezzo, oggi, lo ricorda con un Palazzo ed una statua che si impone su Piazza San Francesco, proprio davanti l’entrata della Chiesa dedicata ad uno dei Santi patroni d’Italia. In occasione del Festival della Persona, Confartigianato ha voluto impegnarsi in prima persona per restituire alla città una statua simbolo della propria identità culturale. “Questo restauro vuole essere in primo luogo un dono alla Città di Arezzo per aver ospitato il Festival della Persona”, ha detto Carmelo Rigobello, Coordinatore nazionale di Confartigianato Persone durante la cerimonia di consegna della statua. “E’ anche un modo, però, per ricordare questo grande statista ed un gesto emblematico dell’amore che gli artigiani italiani nutrono nei confronti dell’arte e della cultura”. “Un restauro conservativo per rimuovere i segni e le impurità del marmo, attacchi causati dallo sporco, dallo smog e dal tempo”, hanno sottolineato gli artigiani del C.A.R.VE, il Consorzio Artigiani Restauratori del Veneto che, con l’arch. Alessandro Aimola, ha curato i lavori di recupero di uno dei più importanti monumenti del centro aretino. Un patrimonio artistico e culturale restituito alla città grazie all’intervento di Confartigianato e del Festival della Persona di Arezzo.