Artigiani e professionisti delle costruzioni insieme per realizzare le case del futuro

La casa del futuro a cui pensano gli artigiani italiani è una “casa evoluta”, realizzata secondo i più innovativi standard di qualità, con un occhio di riguardo per l’ambiente e l’efficienza energetica e pensata per le necessità di chi ci abiterà, semplici cittadini, anziani o diversamente abili. In un convegno organizzato presso l’Auditorium delle sede nazionale di Roma, ANAEPA, Confartigianato Impianti e ANAP Confartigianato Persone hanno iniziato un percorso condiviso per migliorare la qualità delle case e degli appartamenti costruiti nel nostro Paese. Far dialogare l’intera filiera, costruendo una rete fatta di imprese, artigiani e professionisti del settore, questo l’obiettivo principale dell’iniziativa. L’obiettivo è quello di “ritornare a quello che era il paradigma iniziale, dove le imprese di costruzioni erano imprese in rete. Si è dimenticata questa rete, possiamo dire che si è un po’ slacciata - ha sottolineato Arnaldo Redaelli, Presidente dell’ANAEPA Confartigianato - Ricomporre questa rete è un passaggio fondamentale per offrire un prodotto di qualità in linea con le tecnologie attuali”. Quello delle costruzioni è un settore stravolto dall’innovazione tecnologica. Nuovi i materiali utilizzati, come nuove sono le esigenze e gli obiettivi di chi progetta una casa. “Oggi si punta ad una struttura che consumi di meno, che renda di più e che sia altamente tecnologica. Esigenze che comportano una radicale trasformazione dell’impiantistica, perché si applicano a nuove tecnologie che vanno dal fotovoltaico, alla geotermia e alle biomasse”, ha sottolineato Giovanni barzaghi, Presidente di Confartigianato Impianti. Le possibilità offerte dalle fonti rinnovabili e dall’efficienza energetica sono soltanto alcuni aspetti di questa rivoluzione. L’evoluzione tecnologica, infatti, ha aperto un’infinita gamma di possibilità per gli utenti della “casa evoluta”. Anziani e diversamente abili su tutti, che grazie alle tecnologie domestiche possono superare i limiti delle proprie disabilità. “Gli anziani e le persone con disabilità non hanno soltanto bisogno di una casa domotica, ma anche di una corretta informazione sull’utilizzo e le potenzialità di una casa evoluta - ha denunciato Fabio Menicacci, Segretario dell’ANAP Confartigianato Persone, che ha poi sottolineato “l’importanza di iniziare a progettare e realizzare case fatte a misura di anziano e di disabile”. La strada è tracciata, il futuro dell’edilizia italiana fa rima con innovazione, rispetto dell’ambiente ed efficienza energetica.


ANAP Confartigianato Persone, al via la terza edizione della giornata nazionale contro l’Alzheimer

La campagna nazionale per la lotta all’Alzheimer è nata tre anni fa dalla collaborazione tra l’ANAP Confartigianato Persone, il Dipartimento di Scienze dell’invecchiamento dell’Università Sapienza di Roma, la Federazione Italiana Medicina Geriatrica e la Croce Rossa Italiana. Un evento che, anno dopo anno, ha saputo coinvolgere un numero sempre crescente di cittadini ed associazioni territoriali, riuscendo a raccogliere più di 6mila questionari soltanto nelle piazze italiane. A questi, vanno aggiunti i quasi 150mila questionari compilati dagli associati ANAP. Tutte informazioni che verranno analizzate dai ricercatori della Sapienza, che individueranno e comunicheranno eventuali predisposizioni all’Alzheimer. “Insieme alla Federazione Italiana Medicina Geriatrica, provincia per provincia, metteremo sotto osservazione questi pazienti, per identificare i cittadini maggiormente a rischio e per evitare che possano decadere rapidamente”, ha spiegato Vincenzo Marigliano, geriatra e direttore del dipartimento di Scienze dell’invecchiamento della Sapienza di Roma. I numeri sull’Alzheimer, d’altronde, lasciano poco spazio ai dubbi. Oggi, in Italia, quasi un milione di persone soffre di questo morbo, una delle più devastanti malattie degenerative della terza età. Un male che ogni anno causa 80mila nuovi casi di demenza senile. Numeri importanti che non trovano nella sanità pubblica un sostegno concreto alle esigenze delle famiglie dei malati. Quegli stessi nuclei familiari che rappresentano l’unica speranza per una qualità di vita migliore. A spiegarlo, è ancora il prof. Marigliano. “Quello che si può fare è diffondere all’interno delle famiglie le istruzioni per comprendere bene la malattia, far sapere a tutti i famigliari che la malattia ha anche una qualità di vita che può essere perseguita e che un malato di Alzheimer, anche se ha problemi di memoria, non è una persona che vive fuori del mondo, ma una persona che può vivere tranquillamente in mezzo agli altri, purché si parli la sua lingua”. Il 17 aprile, l’anap tornerà a combattere la propria battaglia contro l’alzheimer, offrendo un contributo importante all’informazione e alla ricerca scientifica, oltre che una spallata ad un sistema sanitario nazionale incapace di far dialogare le parti coinvolte nell’assistenza ai malati, dal sociale alla medicina, dall’associazionismo al terzo settore. Un appuntamento rilanciato da Enzo Ciccarelli, Presidente dell’ANAP Confartigianato Persone. “Anche quest’anno siamo in tante piazze italiane per mettere in campo l’impegno dell’Anap nel sociale. Un sociale che parla di assistenza alle persone, in particolare agli anziani, anche e soprattutto per chi soffre di Alzheimer”.


Lavanderie – Fuorilegge i servizi aggiuntivi nelle lavanderie a gettone

Basta una semplice ricerca in Internet per capire le reali proporzioni del fenomeno: pagine e pagine di lavanderie automatiche, quelle self service a gettoni che fino a ieri si incontravano solo in tv tra gag e film e che oggi si affacciano anche sui marciapiedi delle nostre città con porte aperte a tutte le ore. Un vero boom: in un solo anno il loro numero in Italia è cresciuto del 188%. Chi le sceglie ha un motivo preciso: lo fa per risparmiare sull’acquisto di una lavatrice e sui relativi costi di manutenzione, e anche perché ha del tempo libero per restare accanto al cestello, in attesa che il lavaggio dei panni sia terminato. Nessuna possibilità di confusione con le lavanderie tradizionali perché tra le due si erge un muro normativo che vieta alle lavanderie automatiche di offrire servizi aggiuntivi quali stiro, smacchiatura, ritiro e consegna dei panni. In sostanza quello che le lavanderie a gettone possono fare è solamente affittare a prestazione un elettrodomestico e niente più. L’esperienza e i servizi vanno cercati altrove. Questo almeno sulla carta, perché la realtà è più complessa. Si moltiplicano, infatti, i casi di imprenditori disinvolti che per far quadrare i conti offrono servizi aggiuntivi in barba a tutti i divieti di legge. La denuncia è di Confartigianato Anil, l’associazione che rappresenta le lavanderie tradizionali artigiane, che ha richiamato le pubbliche amministrazioni, in particolare i comuni, a una più attenta sorveglianza su un fenomeno fortemente lesivo della leale concorrenza. A gettare benzina sul fuoco ha contribuito anche un servizio del Tg5 andato in onda a fine marzo che ha certificato come il nuovo costume delle lavanderie a gettone a volte vada a braccetto con il malcostume segnalato da Confartigianato. Nel servizio c’è proprio tutto, dall’indicazione fuorilegge ‘stiro camicie’ in bella mostra proprio sulla porta di una lavanderia automatica alla candida confessione di un addetto ‘pizzicato’ dalla giornalista mentre carica la lavatrice: “Ma non è self service qua?” domanda la giornalista Maria Luisa Cocozza. “Si”, risponde il giovane. “E allora perché lei ha messo dentro il bucato che ha portato quel ragazzo?”. “Mah - replica l’addetto sorridendo - do una mano, aiuto il cliente…”


Diritti d’autore: Confartigianato porta i ‘diritti connessi’ in tribunale

Capita che una semplice radiolina che diffonde musica nei locali aziendali metta in moto una macchina di gabelle davvero impensabile. Ma capita anche che qualcuno non ci stia e dica ‘no’ ai nuovi balzelli. E’ questo il caso di Confartigianato che lo scorso luglio, sostenuta da decine di imprese associate, ha citato in giudizio il Consorzio dei fonografici Scf che rappresenta le principali etichette nella gestione dei diritti discografici. Dopo gli interventi confederali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dei Beni Culturali, dopo la richiesta di apertura di istruttoria indirizzata all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ora saranno i giudici del tribunale di Milano a mettere il punto a una questione che si trascina dal 2006. La vicenda è stranota, almeno per le piccole imprese che hanno avuto l’idea di rallegrare l’atmosfera dei locali aziendali con la musica, e che di conseguenza sono incappate nelle richieste di pagamento da parte del Consorzio Scf dei cosiddetti ‘diritti connessi’, ovvero i diritti che competono alle aziende produttrici di dischi per l’utilizzo dei loro supporti. Diritti d’autore previsti da una legge ‘giurassica’ datata 1941, che nessuno finora si è mai sognato di riscuotere che vanno ad aggiungersi a quelli spettanti agli autori dei testi, della musica e agli editori, incassati per loro conto dalla Siae. Una gabella che si applica un tanto al metro e non a decibel: più è grande il locale più si paga. Si parte da 122 euro per un massimo di 100 metri quadrati, per arrivare a 938 euro fino ai 2000 di superficie. A finire nella rete dei controlli che l’Scf ha delegato a un’agenzia di investigazione, un gran numero di imprese artigiane e micro imprese dei più diversi settori. E Confartigianato, tra l’altro, contesta proprio il fatto che tale categoria di imprese sia completamente diversa rispetto ai ‘pubblici esercizi’ che sono esplicitamente citati dalla legge del 1941 come soggetti obbligati al versamento dei ‘diritti connessi’. La prima udienza del contenzioso promosso da Confartigianato si è tenuta il 19 gennaio, mentre la prossima udienza è fissata per il 5 maggio.


SEMPLIFICAZIONE: Arriva la ComUnica, l’impresa nasce in un ‘click’

Dare il via a un’impresa, in un attimo, a burocrazia zero, è dal 1° aprile la promessa della Comunicazione Unica, una rivoluzione informatica che viaggia sul web targata Ministero dello Sviluppo Economico che sostituisce moduli cartacei, code e adempimenti con pochi click di mouse. Nonostante la data, non si tratta di un pesce d’aprile: dopo due anni di test e 94.000 pratiche evase, la ComUnica è realtà. Merito anche di Confartigianato che nella fase di sperimentazione è intervenuta costantemente presso gli Enti e i Ministeri coinvolti per segnalare le criticità e proporre soluzioni. Ed è di questi giorni la notizia che l’Inail, accogliendo una richiesta Confederale, ha introdotto importanti facilitazioni nell’intermediazione da parte delle Associazioni. Da ora in avanti tutti gli adempimenti per l’iscrizione, la variazione e la cancellazione di un’impresa ai fini previdenziali, assicurativi, fiscali, del Registro delle Imprese e dell’Albo delle Imprese Artigiane potranno, anzi, dovranno essere assolti obbligatoriamente attraverso un solo canale, telematico, quello del Registro delle imprese, che diventa lo “sportello unico’ a cui inviare in una sola pratica digitale le informazioni per tutti gli Enti. Indispensabili il software gratuito “Comunica Impresa”, la firma digitale, un indirizzo di posta elettronica certificata, la cosiddetta Pec, che le imprese associate possono ottenere a condizioni di favore grazie agli accordi stipulati da Confartigianato. Comunque, per chi vive male il digitale, è possibile delegare la compilazione e l’inoltro della ComUnica alle Associazioni confederali. Ma aldilà dei bla bla di circostanza che si accompagnano ad ogni rivoluzione annunciata, per un aspirante artigiano o piccolo imprenditore sarà davvero così facile dare concretezza al proprio sogno imprenditoriale grazie alla nuova procedura? Dipende; la possibilità di aprire in un ‘click’ l’attività riguarderà un numero limitatissimo di imprese, quelle più semplici. Mentre per le altre, quelle soggette ad adempimenti di carattere ambientale, sicurezza sul lavoro, prevenzione incendi e quant’altro, servirà qualche passaggio in più, perché la ComUnica non semplifica tali obblighi. La Comunicazione Unica, rappresenta comunque una rivoluzione, perché opera un raccordo tra le procedure di Enti autonomi attraverso l’utilizzo di servizi informatici; per il resto bisognerà attendere l’attuazione dello Sportello Unico e i regolamenti attuativi dell’Agenzia delle Imprese, la cui approvazione è attesa a giorni.