28 Febbraio 2025, h. 11:41 Notizie
MEDIA – Su Spirito artigiano le imprese che sfidano i paradossi e la fine delle certezze
Il nuovo numero di Spirito Artigiano esplora un mondo in cui i paradossi definiscono il nostro tempo, segnato dalla rapida trasformazione delle certezze che definivano la nostra economia e società. La Fondazione Germozzi, nella sua riflessione di apertura, ci invita a nuotare in un’epoca in cui le fondamenta dell’economia globale sono scosse, dove i paradossi tecnologici, demografici e geopolitici ci sfidano. L’artigianato, in questo contesto, emerge non come nostalgia, ma come risposta resiliente, in grado di affrontare i cambiamenti con creatività e sostenibilità.
Marco Granelli, Presidente di Confartigianato, rileva come l’artigianato sia un equilibrio tra opposti: tradizione e innovazione, manualità e digitale, locale e globale. L’artigiano è in grado di integrare nuove tecnologie, come stampanti 3D e software avanzati, mantenendo intatta l’autenticità e l’identità del suo lavoro. L’artigianato diventa così un antidoto all’omologazione e alla produzione di massa, dimostrando che l’autenticità può prosperare anche in un mondo interconnesso e globalizzato.
Il Professor Giulio Sapelli, Presidente della Fondazione Germozzi, indica le sfide che le piccole e medie imprese, in particolare quelle artigiane, devono affrontare di fronte a un’economia globale frammentata e al ritorno di un protezionismo che potrebbe minacciare i mercati aperti. Tuttavia, Sapelli evidenzia la capacità di adattamento delle PMI, che, sebbene a volte percepite come deboli, sono in realtà straordinariamente resilienti. La piccola impresa, con la sua flessibilità e capacità di innovazione, è destinata a prosperare nel nuovo scenario globale, dove la domanda di prodotti autentici e differenziati cresce costantemente.
In un periodo storico in cui la velocità dei cambiamenti tecnologici e sociali spinge verso la standardizzazione, questi articoli ci ricordano l’importanza di un valore fondato sull’etica del lavoro, della sostenibilità e dell’autenticità. Il futuro dell’artigianato non si basa sulla resistenza al cambiamento, ma sull’abbracciare l’innovazione in modo consapevole, pur mantenendo al centro la qualità, il sapere e la manualità che rendono ogni pezzo unico.
I contributi di Carlo Cici e Matteo Rimini (The European House – Ambrosetti) nel loro studio sulle “transizioni gemelle”, mettono in evidenza il contrasto tra due trasformazioni che sembrano evolversi a ritmi differenti, ma che sono, al contempo, interconnesse e indissolubili. Il paradosso delle transizioni gemelle si materializza in un contesto globale dove la transizione digitale, spinta dai mercati e dall’innovazione tecnologica, accelera in modo vertiginoso, mentre quella ecologica rimane spesso ostacolata da politiche incoerenti e resistenze sia a livello aziendale che tra i consumatori. In questo scenario, l’artigiano si trova a dover fare i conti con una duplice evoluzione che, da una parte, offre nuove possibilità di business e dall’altra porta con sé rischi legati all’impatto ambientale delle nuove tecnologie. Ad esempio, l’espansione dei data center e l’adozione dell’Intelligenza Artificiale, pur con i loro benefici, comportano un aumento esponenziale del consumo energetico.
Nonostante questi ostacoli, il saper fare artigiano emerge come un modello che non solo resiste al cambiamento, ma può diventare un attore fondamentale nel guidare l’integrazione tra le due transizioni. Le imprese artigiane, soprattutto quelle a conduzione familiare, sono in grado di innovare in modo sostenibile, grazie a un capitale socio-emozionale che stimola la creatività e la collaborazione, elementi essenziali per navigare in un futuro sempre più orientato alla sostenibilità.
Nel contributo di Alessandro Aresu, analista geopolitico ed esperto di strategie e politiche pubbliche, si evidenzia come l’Intelligenza Artificiale, pur con il suo impatto ambientale, possa essere integrata nel sistema produttivo in maniera intelligente. Aresu mette in guardia dall’illusione di un progresso senza costi, sottolineando l’importanza di riconoscere le filiere industriali coinvolte e le implicazioni ambientali legate a queste tecnologie. È in questo contesto che l’Intelligenza Artigiana può giocare un ruolo cruciale: colmare il divario digitale e formare una nuova generazione di artigiani digitali capaci di armonizzare tecnologia e sostenibilità.
Un altro tema trattato riguarda la formazione scolastica e il mismatch tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e le scelte educative degli studenti. Secondo la Fondazione Germozzi, nonostante la crescente domanda di competenze in ambito STEM, i giovani italiani tendono ancora a privilegiare i licei a discapito degli istituti tecnici e professionali. Questo disallineamento genera difficoltà per le aziende, soprattutto quelle artigiane, nel reperire personale qualificato. L’invito della Fondazione è a ripensare il sistema educativo, promuovendo una maggiore valorizzazione della formazione tecnica, che risponde direttamente alle esigenze di un mercato sempre più innovativo e competitivo.
Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, analizza la carenza di competenze digitali nell’era della transizione, evidenziando come la crescente domanda di profili esperti in tecnologie avanzate, come l’IA e la data analysis, non trovi riscontro nell’offerta del mercato del lavoro. La difficoltà di reperire manodopera qualificata, particolarmente accentuata nelle micro e piccole imprese artigiane, rischia di frenare lo sviluppo delle aziende, anche in un contesto di lieve recupero occupazionale. Quintavalle approfondisce il mismatch tra domanda e offerta, legato alla carenza di competenze specifiche e alla crisi demografica, in un quadro che evidenzia un “grande spreco” di risorse, come i giovani inattivi e i talenti emigrati.
Cecilia Tomassini, docente all’Università degli studi del Molise, offre una riflessione sul paradosso demografico dell’Italia, sottolineando come l’invecchiamento della popolazione e la riduzione della natalità stiano accelerando la crisi occupazionale. Tuttavia, propone una soluzione: valorizzare categorie trascurate come donne, giovani e immigrati, che potrebbero rappresentare una risorsa preziosa per l’economia, contribuendo a risolvere la carenza di lavoratori qualificati. Tomassini sollecita politiche più inclusive per sfruttare appieno il potenziale di queste categorie e contrastare il declino demografico.
Marco Brogna, economista e docente all’Università La Sapienza di Roma, affronta il tema dell’overtourism, un fenomeno che minaccia la sostenibilità del turismo in Italia. Analizzando l’impatto del turismo di massa su territori e risorse culturali, Brogna esplora possibili soluzioni come la redistribuzione dei flussi turistici e politiche di destagionalizzazione. A partire dall’esperienza di Venezia, propone interventi per ridurre il sovraffollamento e preservare il patrimonio, mantenendo al contempo l’importanza economica del turismo per il Paese.
Daniela Bianco (The European House – Ambrosetti) esplora i paradossi che caratterizzano il sistema sanitario italiano, un modello universalistico che si distingue per la qualità ma che affronta sfide sempre più complesse. L’Italia, nonostante l’alto livello di aspettativa di vita – 83,1 anni, un aumento di 2,4 anni negli ultimi 20 anni – sta affrontando un preoccupante calo nell’aspettativa di vita in buona salute, scesa da 69,9 a 67,4 anni. Questo fenomeno evidenzia una contraddizione: gli italiani vivono più a lungo, ma spesso in condizioni di salute più precarie. Le sfide principali riguardano la sostenibilità economica del sistema, con una crescita limitata e un debito pubblico crescente. L’invecchiamento della popolazione e il calo della natalità mettono sotto pressione la spesa sanitaria, che nel 2050 peserà per il 75% sugli over-60. Il sistema sanitario, pur rimanendo uno dei migliori a livello europeo, deve far fronte anche a disomogeneità nell’accesso alle innovazioni terapeutiche, spesso aggravate dalle differenze regionali. A queste problematiche si aggiungono le difficoltà nell’attrarre personale sanitario, nonostante la presenza di istituzioni di eccellenza. Nel 2024, un quarto delle borse di specializzazione medica sono rimaste vacanti, segno di una crisi di attrattività nel settore. Infine, la digitalizzazione della sanità, nonostante alcuni progressi, resta una sfida importante, con l’uso del Fascicolo Sanitario Elettronico ancora limitato. Un quadro complesso, che richiede interventi mirati e investimenti per preservare l’eccellenza e rispondere alle crescenti necessità della popolazione.
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